Il CDI ricorda Sergio Marchionne

Il ricordo di una Masterclass con Marchionne 4 anni fa.

Torino 15 Aprile 2014, era una bella giornata primaverile e noi Collégiens nei nostri abiti migliori ci stavamo dirigendo verso il Lingotto per una Master Class d’eccezione.

Quel giorno io ero un po’ più teso ed emozionato degli altri. Venivo da un anno di studi in Canada all’università di Windsor ed ero entusiasta dell’avventura appena iniziata chiamata MBA. Quel giorno avrei incontrato il mio mito, che destino vuole avesse ottenuto un MBA proprio nell’università di Windsor, in Canada: Sergio Marchionne.

All’epoca Sergio era alla guida di FCA già da un decennio. Un decennio passato a fare capolavori manageriali. Da trattare con GM a pochi mesi dalla nomina a CEO pur di non esercitare l’opzione PUT che detenevano gli Agnelli, all’aver acquistato il 100% di Chrysler pochi mesi prima facendo diventare FCA il settimo car-maker al mondo. Non starò qui a decantare tutte i suoi successi, per quello ci sono centinaia di articoli, piuttosto vorrei raccontare quello che nell’aprile 2014 mi incuriosiva più di tutto, cioè scoprire come vivesse Sergio Marchionne il potere, la responsabilità e la pressione di essere uno dei manager più importanti del mondo.

Dopo un po’ di trepidante attesa, Marchionne si è presentato nella sala conferenze gremita. Senza perdere tempo ha cominciato a leggere uno speech composto da tre storie che ricordava un po’ il celebre discorso di Steve Jobs “stay hungry stay foolish”. Subito dopo ci ha mostrato l’ultimo spot pubblicitario della Maserati Ghibli celando a fatica la sua impazienza di fronte a qualche piccolo problema con l’audio. Fin qui tutto come da aspettative: un manager affermato legge uno speech inspirational ad una classe di studenti MBA carichi di aspettative e mostra loro l’ultimo prodotto dell’azienda.

Poi però sono arrivate le domande e il manager ha lasciato spazio alla persona.

La prima domanda per rompere il silenzio reverenziale che si era di colpo creato, è stata la mia e riguardava i suoi tempi da studente (sono anche riuscito a strappargli un sorriso !!). Rispondendo ha fatto trapelare non poca nostalgia e un ricordo positivo specialmente dei pub della piccola città di confine nel sud dell’Ontario. Poi l’atmosfera si è sciolta e le domande si sono susseguite a raffica. Così ci ha raccontato che ordinava i suoi celebri maglioncini su internet sempre dallo stesso sito, perché si trovava a gestire così tanta complessità che dover pensare anche cosa mettersi la mattina sarebbe stato veramente troppo. Poi visibilmente orgoglioso ed emozionato, si è soffermato su quella volta in cui dopo un alluvione gli operai di una fabbrica di Motori Chrysler in Indiana, di loro iniziativa, avevano trascorso la notte a riparare il tetto gravemente danneggiato pur di ripartire a produrre durante il turno del mattino.

Dopo quelle ore trascorse ad osservare ed ascoltare Sergio ho capito che l’impazienza e lo stress mal celati dietro la maschera da manager freddo e severo erano il prezzo da pagare per l’immensa gioia e l’orgoglio di dedicare ogni giorno della propria vita a garantire il lavoro e il futuro a trecentomila persone e alle loro famiglie.

Non so dirvi se vorrei fare la vita di Sergio, ma so dirvi che l’ammirazione che avevo per lui quel giorno negli anni non ha fatto che rafforzarsi ed oggi come allora è forte dentro di me.

Ci mancherai.

Gianmarco Capano CDI 2014
CDI Staff, Alumni & Fellows

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